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Proteggere la filiera significa monitorare costantemente le sostanze invisibili che possono compromettere la salute dei consumatori e la reputazione del brand
La sicurezza alimentare oggi non riguarda solo la prevenzione biologica, ma richiede un'attenzione crescente verso i contaminanti chimici.
Sostanze derivanti da attività industriali o presenti nell'ambiente possono migrare nelle materie prime attraverso il suolo, l'aria e l'acqua, entrando nella catena alimentare.
In un contesto normativo sempre più rigoroso, guidato dal Regolamento (UE) 2023/915, il monitoraggio analitico diventa l'unico strumento per garantire la conformità e la tutela della salute pubblica.
Che cos’è la contaminazione di origine ambientale e industriale?
Si tratta della presenza involontaria di sostanze chimiche nocive negli alimenti, derivanti da inquinamento o processi produttivi:
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Origine Ambientale: sostanze presenti in natura o rilasciate nell'ecosistema (es. metalli pesanti, diossine).
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Origine Industriale: residui di lavorazioni, combustioni o perdite accidentali che raggiungono le colture o gli allevamenti.
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Bioaccumulo: la capacità di alcune sostanze di accumularsi negli organismi viventi, aumentando la loro concentrazione lungo la catena trofica.
Che cos’è il Regolamento (UE) 2023/915?
È il pilastro normativo europeo che definisce i livelli massimi di contaminanti nei prodotti alimentari:
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Limiti di legge: fissa soglie rigide per garantire che gli alimenti immessi sul mercato siano sicuri.
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Approccio preventivo: impone alle aziende controlli sistematici lungo tutta la filiera, dal campo alla tavola.
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Aggiornamento costante: la normativa evolve rapidamente in base alle nuove evidenze scientifiche fornite dall'EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare).
Quali sono i principali contaminanti sotto osservazione?
L'attenzione delle autorità e dei laboratori è focalizzata su specifiche categorie di sostanze:
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PFAS (Sostanze perfluoroalchiliche): composti chimici persistenti utilizzati in ambito industriale, estremamente difficili da degradare.
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Metalli Pesanti: Piombo, Cadmio, Mercurio e Arsenico, che possono causare tossicità cronica anche a basse dosi.
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Diossine e PCB: inquinanti organici persistenti derivanti da processi termici e industriali.
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Oli Minerali (MOSH e MOAH): idrocarburi che possono migrare dagli imballaggi o dai lubrificanti utilizzati nei macchinari di produzione.
Perché il monitoraggio analitico è prioritario?
Gestire il rischio chimico non è solo un obbligo di legge, ma una scelta di Asset Integrity:
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Prevenzione del Ritiro Merce: identificare i contaminanti prima della distribuzione evita costi enormi legati ai richiami di prodotto.
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Certificazione della Qualità: fornire prove analitiche della purezza delle materie prime aumenta la fiducia dei partner commerciali e dei consumatori.
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Gestione dei Fornitori: il controllo analitico permette di qualificare correttamente i fornitori, specialmente per materie prime provenienti da aree geografiche ad alto rischio industriale.
Rafforza lo scudo della tua conformità normativa: contattaci per definire un piano di monitoraggio dei contaminanti rispondente punto per punto ai requisiti del Regolamento (UE) 2023/915 e alle ultime linee guida sulla sicurezza chimica.
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